martedì 3 giugno 2008

appunti (confusi) dal deserto

alle volte penso che sono io sbagliato.
altre volte, come stamattina mentre cercavo le immagini per questo post, penso che è il mercato del lavoro di oggi che è così, e che non val la pena di urlare troppo contro il cielo.
cambiare lavoro, cambiare organizzazione o settore, provare a reinventare in itinere la propria identità professionale è qualcosa che molti si trovano a fare più volte nella vita, e non c'è niente di sbagliato.

si, insomma, l'ho fatta lunga per dire che (una volta ancora) mi trovo "in bicicletta in mezzo al deserto". o, più prosaicamente, che venerdì scorso mi sono licenziato dal mio lavoro alla fondazione dell'università. ho lasciato la mia scrivania, i miei orari di lavoro e la certezza di un'entrata sicura al di là del prossimo mese, per provare a costruire un'identità professionale mia.

perché questo nuovo azzardo? in parte perché ci troviamo in un mercato del lavoro di merda, e l'impiego che avevo non costruiva un presente presente né (tantomeno) un futuro. in parte perché io stesso non ho un'idea chiara sulla mia identità professionale, e procedo per "prove ed errori" nel tentativo di definirmi meglio. in parte, forse, perché questo continuo girovagare tra le dune- tutto sudato e con la bussola spiegazzata in mano- un pò mi piace.

mentre scrivo, vedo soltanto le pareti della mia tenda e un pezzo di paesaggio fuori. e mi sento un pò più nomade, un pò più spaventato, un pò più contento.
dei prossimi mesi so solo che potrò continuare a mangiare- scrivendo di quel che capita e nutrendo "comunità virtuali"- e che accanto a me ci sarà sempre la mia compagna, anche lei un pò sudata con la sua bici ed il suo caschetto.
so che avrò tanto da pedalare, in mezzo alle dune, e che mi converrà sfruttare ogni radura per star fermo e studiare la mappa.

altre cose, per vero, non ne so, per cui è inutile che continuo a scrivere.
prometto soltanto di mandare ogni tanto una cartolina a tutti i pedalatori di casa genovesi, e di coprirmi bene la notte.
e ora scusate ma torno a pedalare. ci vediamo alla prossima oasi.
gio'


PS: scusate per il messaggio poco leggero e poco bloggico. ma mi andava condividere i miei deliri con tutti gli altri pedalatori che ci sono qui dentro....

2 commenti:

Skanner ha detto...

"L'italiano che ha realizzato di più è stato Cristiforo Colombo che non sapeva dove andava e ignorava dove fosse arrivato. Non è un esempio da imitare ma forse una ragione di conforto" Giulio Andreotti. Con queste massime ha fatto il bello e il cattivo tempo per 50 anni. Non so se lo credesse davvero ma mi piace pensarlo. Sento molto quello che scrivi. Lo vivo, da appena un passo indietro. Ti osservo curioso. Vedremo. In bocca al lupo.

Nico ha detto...

Gio, empatia totale, nemmeno a farlo apposta. Anche io giusto stasera, e prima di leggerti, ho fatto la fatidica telefonata e mi sono "licenziata" (metto le virgolette perché non so bene da chi e da cosa mi sono licenziata, dato che tutto era abbastanza confuso da tempo, ma comunque mi sono licenziata, non ho più un indirizzo mail con il nome di un'azienda, il biglietto da visita, 'ste cose qua diciamo). Una telefonata allunga la vita? Vi saprò dire. E ancora una volta: in bocca al lupo.