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lunedì 21 gennaio 2008

Il giornalismo nella Terra di Mezzo

Sabato sera David Remnick, il direttore del New Yorker, ha raccontato qual è la sua visione del giornalismo di fronte alle 2000 persone (!) che affollavano l’auditorium di Roma. Diciamo che Remnick sta al giornalismo come Ronaldinho sta al calcio: fa parte di un’elite di privilegiati che nobilita questa professione. Stare ad ascoltarlo è straniante. È un po’ come leggere il Signore degli Anelli: ogni tanto ti sembra di ritrovare qualcuna delle logiche che governano il mondo che conosci, ma è solo un’impressione. Al di là di apparenti somiglianze, in quella terra leggendaria si muovono creature che non hanno niente a che fare con il nostro mondo. Ci sono editori puri che non hanno mai telefonato al direttore per commentare un articolo scomodo; ci sono giornalisti che basano le loro carriere sulla credibilità; ci sono un milione di lettori che garantiscono l’indipendenza e la credibilità della testata; ci sono inchieste che fanno tremare i governi. Una storia affascinante, bella come quelle che ti raccontano da bambino. Ma siamo grandi, non possiamo credere alle favole.