Come qualche giorno fa, ci sono ancora due schermi dentro il mio salotto. In quello grande continuano a succedersi facce sordide, grottesche, che seguitano a ripetere frasi oscene davanti a maggiordomi in livrea. Il ritmo è ossessivo, continuo, come in un mantra, e il volume è altissimo. Tu sei in poltrona, catatonico, e le guardi senza neanche più indignarti. Solo che poi, mentre stai per cadere ipnotizzato davanti a tutte queste oscenità, succede una cosa strana. In un secondo, senza che neanche tu te ne accorga, i muscoli del tuo collo si flettono, e la tua testa si gira dolcemente verso lo schermo più piccolo, quello laggiù in fondo con i sorrisi e le bandierine. Non capisci bene cosa sta succedendo, né perché ti sei girato. Senti soltanto dentro la pancia una sensazione strana, di sollievo e di speranza. E guardi chi ti sta accanto e hai voglia di abbracciarlo. Mentre dello schermo grande, almeno per un secondo, resta soltanto un'eco lontana e uno sgradevole odore di muffa.
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