l'altroieri, buttato sul divano, mi è capitato di vedere un pezzetto di sanremo 2008. il presentatore era un ultrasettuagenario, e sul palco si avvicendavano fidanzate di ex cantanti, (altri) ultrasessantenni, qualche figlio di papà. "che tristezza" ho pensato, "questa roba è proprio lo specchio dell'italia".poi mi sono fermato un attimo. e mi sono reso conto che mi capita di trovare specchi dell'italia quasi tutti i giorni: ogni dipartimento universitario è uno specchio dell'italia, ogni coda al semaforo lo è, ed ogni sessione di candidature per le elezioni.
forse, ho pensato allora, il problema è mio che ho poca fantasia nello scegliere le metafore.
o forse no. forse il punto è proprio che questo non è più un paese, ma solo un enorme salone degli specchi dove tutte le pareti riflettono la stessa immagine, che nessuno sa più bene quale sia. e allora tutti gli umanetti in mezzo alla stanza girano disorientati, battendo il naso nei vetri, come quando da bambini ci perdevamo dentro il salone degli specchi al luna park.
"ma allora" ho pensato "la soluzione c'è....anche i saloni degli specchi avevano sempre un'uscita".
o no?