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domenica 16 novembre 2008

Un caso di omonimia?

Il sistema pubblico italiano è pieno di persone che non lavorano.
Ne è ben convinto il min.prof. Brunetta, che con la sua crociata contro "i fannulloni" si è guadagnato un bel pò di celebrità mediatica.
Pare quasi, a sentirlo parlare, che non sia neanche parente del Brunetta rampante, furbetto e simpaticamente fannullone raccontato dall'Espresso.
Che si tratti di un caso di omonimia?

lunedì 6 ottobre 2008

Prove tecniche di Eiar


Solo qualche giorno fa il nostro buon padre di Arcore aveva diffidato i suoi ministri dal comparire in Tv per evitare strumentalizzazioni. Visto che il sistema dei media rema contro il governo e fa disinformazione disertiamo i programmi televisivi. Basta presenzialismo e occupiamoci di monnezza e Alitalia. Alla faccia!
Ieri, per coloro che non hanno avuto la fortuna come me di essere spaparanzati sulla spiaggia di Stintino in pieno boicottaggio del referendum anti legge salvacoste, si presentava ai telespettatori un succulento palinsesto domenicale.
Mariastella Gelmini era ospite di Paola Perego a Questa Domenica. Reato Brunetta di Massimo Giletti a “L’Arena”. Renato Schifani di Monica Setta nell’approfondimento politico di Domenica In.
Gelmini e i suoi occhiali hanno parlato delle mirabolanti riforme della scuola tra scroscianti applausi (un gustoso antipasto prima delle immagini del matrimonio dell’anno Briatore-Gragoraci).
Brunetta si è dipinto come taumaturgo di fronte a un sorridente Giletti che chiedeva delucidazioni sul miracolo di guarigioni nella Pubblica Amministrazione.
La seconda carica dello Stato, Schifani, ha spiegato che grazie alle sue spie cerca di sapere quali sono le piante che mancano al parco della villa in Sardegna del Cavaliere, così da azzeccare sempre il regalo floreale per il suo amato presidente. Per questo oggi un pezzo di quel parco si chiama Schifani.
Tre berlusconiani di ferro, tutti senza contraddittorio (sempre che Perego, Giletti e Setta non siano considerati tali), tutti sulla rete ammiraglia del servizio pubblico, sparati sulla folla di inermi spettatori della domenica pomeriggio.
E se ricominciassimo a chiamarla Eiar?