
ore 19.15.
su La7, Grazia Francescato spiega che loro della Sinistra Arcobaleno cominceranno
una riflessione *seria*, e che lavoreranno per creare una "grande sinistra per il terzo millennio".
domanda: ma non potevano cominciare un pò prima?!?
Riflessioni poco serie per un gruppo di amici serissimo

Hanno l’impressione sempre più intensa di servire solo come numeri per fare maggioranza, e nessun individuo né gruppo può alla lunga credere in se stesso se viene adoperato come mezzo, peggio come numero.
La sinistra in cui crede è data per agonizzante, ma nei paesi travagliati da mondializzazione e precariato non pare avere il futuro alle spalle: pare averlo davanti a sé. Il pessimismo sociale e esistenziale che spesso la caratterizza - sulle ingiustizie inflitte agli esclusi, sull’internazionalizzazione senza regole, sul clima (l’Italia è il quinto inquinatore mondiale, prima di Russia e Usa) - ha una nuova plausibilità.
il problema serio, per cui io personalmente sarei favorevole a abolire la dicitura, è un problema di onestà intellettuale. Mantenerla vuol dire rimuovere il punto centrale delle nostre difficoltà e debolezze. Il punto è che nessuno di noi sa dire più con esattezza in che cosa consista il comunismo. A ragione denunciamo i misfatti del capitalismo, gli orrori generati dal fondamentalismo liberista di mercato, gli eccidi dell'«imperialismo umanitario». Ma alzi la mano chi sa rispondere alla domanda «Insomma che società volete?» se non in termini negativi [...]. Noi sappiamo dire «una società che non», ma non sappiamo più dire «una società che sì»
Rimuovere queste difficoltà, non prenderle di petto, questo sì che è tradire la nostra storia, essere infedeli alle nostre idee[...]. Oggi abbiamo bisogno dello stesso coraggio, della stessa spregiudicatezza di allora. Senza questa nuova rottura, saremo come quei popoli la cui religiosità è solo una facciata, consentita da una generale ipocrisia. [...]
la testatina costituisce solo un ulteriore, piccolo elemento dei tanti che ci rendono scostanti e che respingono da noi un pubblico più largo. Un serbatoio di lettori - assai più vasto di quel che si creda - che vogliono «conquistare l'uguaglianza e la libertà di donne e di uomini», ma vogliono avviarsi su questa via senza caricarsi dell'insostenibile fardello di una storia controversa che non sentono più loro.