Visualizzazione post con etichetta sinistra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sinistra. Mostra tutti i post

lunedì 14 aprile 2008

19.19: una sinistra per il terzo millennio


ore 19.15.
su La7, Grazia Francescato spiega che loro della Sinistra Arcobaleno cominceranno
una riflessione *seria*, e che lavoreranno per creare una "grande sinistra per il terzo millennio".
domanda: ma non potevano cominciare un pò prima?!?

martedì 11 dicembre 2007

giornali e foglie di fico [lungo e ponderoso]

Negli ultimi anni ci è accaduto molte volte,tra scoramento e scetticismo, di discutere su cosa significhi oggi "sinistra", sulle difficoltà correnti di coloro che indegnamente rappresentano la sinistra in parlamento e più concretamente su "che fare".
e visto che tra venerdì e domenica ho trovato sui quotidiani nazionali due pezzi molto belli, sul tema, oggi li butto dentro per rinverdire l'annosa questione.

sulla stampa di domenica, barbara spinelli evidenzia quelle che sono secondo lei le "ragioni e le miserie della sinistra". partendo dal bertinotti urlante, spinelli argomenta la delusione e il senso di inutilità della sinistra al governo, stretta tra i vincoli di spesa e il vacuo "estremismo di centro" (parole di spinelli) degli ayatollah cattolici e "riformisti". i ricatti del centro, dice l'autrice, rischiano di far scoraggiare rappresentanti e cittadini della sinistra perché questi:

Hanno l’impressione sempre più intensa di servire solo come numeri per fare maggioranza, e nessun individuo né gruppo può alla lunga credere in se stesso se viene adoperato come mezzo, peggio come numero.

eppure, continua l'autrice, esiste in
italia ed in europa una Questione Sociale sempre più lacerante ed attuale: impoverimento di cittadini giovani e anziani, precarietà del lavoro, eccidi di lavoratori sull'altare dell'accellerazione produttiva, spese sanitarie sempre crescenti "urlano" l'esigenza di una sinistra forte e presente. dice spinelli a proposito del presidente della camera:
La sinistra in cui crede è data per agonizzante, ma nei paesi travagliati da mondializzazione e precariato non pare avere il futuro alle spalle: pare averlo davanti a sé. Il pessimismo sociale e esistenziale che spesso la caratterizza - sulle ingiustizie inflitte agli esclusi, sull’internazionalizzazione senza regole, sul clima (l’Italia è il quinto inquinatore mondiale, prima di Russia e Usa) - ha una nuova plausibilità.

spinelli continuerà poi sostenendo che la sx italiana fa male a non riconoscere, accanto ai problemi, anche i propri meriti (stare misurandosi con il governo, arginare quotidianamente derive centriste ancor peggiori) e argomentando la necessità di guardare "lo spazio grande e l'orizzonte lungo" accanto alle necessità propagandistiche del qui e ora.
e qui viene in campo il secondo, bellissimo per me, articolo: "Quotidiano comunista? Una nobile foglia di fico" di marco d'eramo (Il Manifesto, 7 dic 2007, link a rischio scomparsa, .doc disponibile).
il punto di attacco di d'eramo è l'annosa discussione, tutta interna al dibattito manifestino, sull'opportunità di togliere dalla testata la dicitura "quotidiano comunista". ma nell'attacco di d'eramo c'è tutta la sostanza della critica, e dell'urgenza che in tanti risentiamo:
il problema serio, per cui io personalmente sarei favorevole a abolire la dicitura, è un problema di onestà intellettuale. Mantenerla vuol dire rimuovere il punto centrale delle nostre difficoltà e debolezze. Il punto è che nessuno di noi sa dire più con esattezza in che cosa consista il comunismo. A ragione denunciamo i misfatti del capitalismo, gli orrori generati dal fondamentalismo liberista di mercato, gli eccidi dell'«imperialismo umanitario». Ma alzi la mano chi sa rispondere alla domanda «Insomma che società volete?» se non in termini negativi [...]. Noi sappiamo dire «una società che non», ma non sappiamo più dire «una società che sì»

Da Montale a D'Eramo e ritorno.
L'urgenza di D'Eramo è anche la mia. Mi viene da piangere, ormai, quando vedo il caruso di turno che urla "un altro xyz è possibile", e si ferma lì. E mi viene da piangere quando, nella mia pratica quotidiana, l'esigenza individuale di sgomitare per guadagnarmi uno spicchio di posto al sole mi fa perdere di vista il "noi", e il fatto che c'è pieno di altri sfigati come me.
d'eramo dice bene il "disagio politico e intellettuale" che in tanti, anche qui dentro, risentiamo. e ne mostra le pericolose ricadute a livello di politiche:
attenzione, dice, perché alla luce del disagio le ricette che l'attuale sinistra propone sono stra- moderate, e tipicamente solo resistenziali.

da dove viene questo disagio? secondo il nostro il disagio è figlio dell'impiego di un
"doppio standard": riconosciamo la sconfitta di quel che la sx è stata, ma riteniamo di poter continuare ad impiegare, intatte e irriformate, le categorie forgiate centocinquant'anni fa.
e allora, come uscire dal disagio? quoto ancora D'Eramo:
Rimuovere queste difficoltà, non prenderle di petto, questo sì che è tradire la nostra storia, essere infedeli alle nostre idee[...]. Oggi abbiamo bisogno dello stesso coraggio, della stessa spregiudicatezza di allora. Senza questa nuova rottura, saremo come quei popoli la cui religiosità è solo una facciata, consentita da una generale ipocrisia. [...]
la testatina costituisce solo un ulteriore, piccolo elemento dei tanti che ci rendono scostanti e che respingono da noi un pubblico più largo. Un serbatoio di lettori - assai più vasto di quel che si creda - che vogliono «conquistare l'uguaglianza e la libertà di donne e di uomini», ma vogliono avviarsi su questa via senza caricarsi dell'insostenibile fardello di una storia controversa che non sentono più loro.

rompere le nostre vecchie categorie, per riappropriarcene e usarle sulla nostra vita quotidiana e sul mutato ambiente che ci sta intorno. non attaccarci alle etichette. studiare.
vado a baciare in bocca d'eramo e mi metto al lavoro