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mercoledì 12 novembre 2008

nylon

Berlusconi riceve Lula a Palazzo Chigi e gli fa trovare i brasiliani del Milan. Alla signora Lula invece, ha regalato due videocassette di Raffaella Carrà e una valigia di calze di nylon.

martedì 16 settembre 2008

I due ospiti


Chiunque abbia avuto la pazienza di aspettare sino a ieri sera per vedere la prima puntata dell’edizione 2008-09 di Porta a Porta, non ha atteso invano. In sole due ore ha potuto godere di un’immagine perfetta dell’Italia contemporanea. Una rinfrescata necessaria dopo la sbornia delle ferie estive.
I due ospiti hanno dato spettacolo, il meglio che potessero fare per rilanciare la nuova stagione televisiva. L’ospite, nel senso di ospitato, Silvio Berlusconi ha fatto scintille: ha parlato di sé per quasi due ore, delle sue amicizie con Bush, Putin e Gheddafi, dei complotti della sinistra, dei sindacati e delle corporazioni, di Napoli pulita (grazie alla “raccolta differenziata del legno”, sic) e della nuova Compagnia di bandiera, del referendum antinucleare degli anni Settanta-Ottanta (sic), dell’Italia sicura e federale.
Da parte sua Bruno Vespa, l’ospite in senso di ospitante, non è stato da meno: ha invitato due tra i giornalisti più accomodanti del panorama professionale, Orfeo (gongolante per Napoli pulita) e De Bortoli (che parlava tremolante e incapace di fissare l’interlocutore), la Vezzali (che si farebbe toccare volentieri da Berlusconi, sic), e la nuova Miss Italia in costume e fascia, che vede il premier come il nonno più affettuoso che ci sia (attenta!). La trasmissione di approfondimento politico del primo canale del servizio pubblico si è conclusa con un servizio dedicato alla ritrovata armonia della famiglia Berlusconi durante le ultime vacanze in Sardegna.
Gli ultimi sondaggi danno il gradimento del premier al 60%. A ciascuno il suo.

lunedì 16 giugno 2008

Dì qualcosa di sinistra: perchè non possiamo essere un Paese normale

Vorrei dire qualcosa di sinistra, o forse semplicemente di buon senso. Quando è cominciata la legislatura in molti hanno apprezzato lo sforzo bipartizan di superare gli steccati ideologici e di cominciare un dialogo che facesse bene a tutto il Paese. In estrema sintesi: se le proposte di legge sono buone l'opposizione ha il dovere di avallarle come avviene in tutte le moderne democrazie occidentali. Il ragionamento non fa una piega e, nonostante tutti i pregiudizi che si possano avere nei confronti del Cavaliere, a chiunque è balzato in testa in dubbio: "Vuoi vedere che è la volta buona?" Diamogli un'ultima possibilità: almeno per non essere accusati di essere solo anti e poco interessati al bene generale. Persino il Santo Padre ha dichiarato di essere felice per il nuovo clima politico che si respira in Italia (grazie al suo intervento sono diminuiti i casi di insonnia).
A giudicare dalle prime iniziative, quelle urgenti, sembra però che il vecchio Caimano non abbia perso il pelo, nonostante la luna di miele che vive con gli italiani. Citiamo alcuni dei provvedimenti recenti: prima ci ha provato con la norma salva Rete 4, inserita in un pacchetto in cui c'era di tutto, dall'emergenza rifiuti all'acquisto di Ronaldinho. Poi ha fatto confusione tra disegno e decreto legge (a chi non capita un refuso?) e si è accanito contro le intercettazioni telefoniche, l'unico strumento che ancora ci permette di mettere qualche volta il naso nel malaffare. Oggi con un nuovo scandaloso decreto sferra un attacco fortissimo ai processi che "non destino grave allarme sociale" per i reati commessi fino al 2001 (come il suo, in cui è accusato nuovamente di corruzione). Ed è già pronta una nuova polpetta avvelenata, l'aggiornamento del famigerato "lodo Schifani", che garantisce l'immunità totale alle cinque più alte cariche dello Stato.
Ma dov'è finito il nuovo Silvio, quello che vuole fare lo statista, che si candida alla Presidenza della Repubblica, quello che tutti amano come un padre e che legittimano a occuparsi della monnezza, del nucleare, della sicurezza, quello che manda i soldati nelle strade come in Colombia? Quello che la sinistra, uscita a pezzi dalle elezioni, ha smesso di chiamare Caimano?
Sono bastati solo due mesi per vedere che il nuovo Silvio non è altro che il solito vecchio Silvio. Sì, proprio quello che ha avuto il coraggio di chiamare "eroe" il mafioso Mangano e che con la tessera 1816 della P2 in tasca ha goduto dei favori di personaggi innominabili. Perchè meravigliarsi allora? Niente di nuovo sul fronte occidentale. Agli italiani non interessano i guai giudiziari di Berlusconi, nè tantomeno i conflitti d'interessi, altrimenti non lo avrebbero rieletto per la terza volta. Ecco quindi che la via è libera. Ci sono dei processi in corso che si vogliono fermare con tutti i mezzi: con i decreti, con le leggi fatte dagli avvocati di casa diventati onorevoli, con i silenzi di un popolo drogato dalla paura degli zingari e dei "biscotti" olandesi. Per questo non saremo mai un Paese normale come sognava il buon D'Alema. Almeno finchè il Caimano non sarà diventato una borsetta di Luis Vuitton.

sabato 24 maggio 2008

Ghe pensi mi


Lotta alla clandestinità, piano monnezza, rilancio del nucleare, taglio dell’ici, intervento sui mutui variabili, ponte sullo Stretto. Come promesso in campagna elettorale, il Berlusconi IV è partito lancia in resta. La violenza e la velocità con cui sono arrivati decreti e proclami sono impressionanti, non c’è che dire. Questo governo sembra uno schiacciasassi: decisionismo allo stato puro e idee chiare, senza il minimo mugugno all’interno della coalizione. Gli italiani sono rimasti colpiti (manganellate a parte): sarà il solito bluff o l’inizio di qualcosa di nuovo? Chi lo ha votato gongola, chi non lo ha votato è sbigottito per motivi diversi: i progressisti, un filo invidiosi, si chiedono se la sinistra sia condannata per sempre all’immobilismo (e alla sconfitta); la sinistra alternativa denuncia a gran voce il realizzarsi del più temibile programma di destra che ci ricorderemo. Il pensiero comune è: possibile che riesca davvero a fare tutto quello che ha detto? E ancora: che fine ha fatto il dialogo sociale? Si può davvero militarizzare la politica? Come dice oggi Giuseppe D’Avanzo su Repubblica tutte le moderne democrazie stanno creando volutamente un continuo stato di emergenza, che porta allo svuotamento della partecipazione popolare e alla verticalizzazione della politica. Napoli è il caso emblematico: poco prima delle elezioni in piena crisi-monnezza è emerso con chiarezza che le cause di quel disastro colpivano tutti i livelli del sistema, a partire dal cittadino che non faceva la raccolta differenziata sino a risalire tutta la catena politico-amministrativa, rivelatasi un letale mix di malaffare e incapacità. Il risultato? Nessuno si fida più di nessuno e guai a chi tocca il mio giardino. Il governo Prodi, strangolato dalle tensioni centrifughe, non ha saputo mettere alcuna pezza nella voragine e il commissario De Gennaro, pur essendo persona abile, non è riuscito a evitare la trappola del rilancio infinito orchestrato da camorra e comitati locali. Ma ecco arrivare l’uomo forte che dichiara sotto elezioni che il suo governo partirà da Napoli, che dormirà a casa di Emilio Fede pur di risolvere il problema (che coraggio!). Ai microfoni del Tg, i napoletani chiedono a Zio Silvio di fare il miracolo, proprio come fanno con San Gennaro, come se i rifiuti fossero la peste e non un problema da risolvere a tavolino. Come se si potessero sgomberare le strade di Napoli facendo scomparire i rifiuti nel nulla. Eppure un miracolo Silvio lo ha fatto. Brandendo i sondaggi come un bastone e agitando la carotina in faccia ai media, ha fatto in modo che all'impovviso tutti gli italiani cominciassero davvero di vivere in stato di emergenza: i clandestini, la criminalità, l’energia, i mutui, la globalizzazione. Non importa se i Rumeni sono comunitari e non si possono cacciare; se l’indulto lo hanno votato insieme; se 15 anni di gestione sconsiderata dei rifiuti (da entrambe gli schieramenti) non si possono considerare un’emergenza; se nessun dazio sia in grado di ostacolare la globalizzazione, se ci vogliono almeno 15 anni per avere energia nucleare. L’importante, quando si è in emergenza, è dare un segnale evidente che si sta facendo qualcosa, anche se poi non importa a nessuno che cosa. E così, asserragliato dentro il Palazzo Reale di Napoli, elmetto in testa, circondato dai suoi fedelissimi, Silvio IV si mostra ai sudditi pronto a combattere. E’ in mezzo a loro, operaio, imprenditore, operatore ecologico. Forse si farà fotografare a petto nudo sul trattore. E gli italiani, come spesso è accaduto, accade e accadrà, sono un po’ compiaciuti per questo decisionismo. E se non vogliono le discariche qualche carica della polizia non farà male. Come forse si sarebbe dovuto fare con i tassisti quando bloccavano le strade.
Dopo due anni di no a tutto (che hanno portato Pecoraro a chiedere protezione al Wwf) vuoi vedere che gli italiani si faranno ammaliare nuovamente da chi sa prendere le decisioni? Il Partito Democratico (per non parlare di quello che rimane della Sinistra Arcobaleno) sembra atterrito da questa ondata. Ci vorrà molto prima che a Sinistra si raggiunga la consapevolezza che le elezioni non si vincono copiando i programmi di destra, perché gli elettori alla copia preferiscono l’originale. Se si ha una vaga idea di come si possa costruire un paese moderno in grado di coniugare opportunità e tutela dei più deboli bisogna cominciare a discuterne, magari per cinque anni interi. Ma quando arriverà il momento, dalle parole si dovrà passare ai fatti. Zapatero insegna. Forse anche gli elettori italiani di sinistra cominciano a chiedere qualcosa di simile. E da quel momento, poi, non si torna indietro.

giovedì 8 maggio 2008

Le pari opportunità

Ancora una volta il popolo della sinistra si è scagliato contro Berlusconi per partito preso, senza concedere al Cavaliere la prova dei fatti. Neanche il tempo di essere nominato Presidente del Consiglio, che Berlusconi veniva accusato di lavorare alla costruzione di un Governo "piatto". A spazzare questi dubbi una serie di argomenti polposi e tutt'altro che piatti. Signore e signori, ecco a voi le pari opportunità: in alto la voglia di sfuggire dalla "rete" della recessione. In basso lo sguardo al futuro, a un domani radioso, senza più l'insopportabile grigiore della sinistra. Argomenti in grado di convincere anche il più testardo dei comunisti. Aveva promesso un governo "lampo" ed è stato di parola: chi può dire infatti che la lampo non abbia giocato un ruolo cruciale nella scelta?



giovedì 14 febbraio 2008

Meno male che Silvio c'è

Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti. Alle volte, anche se poche, sono in grado di fotografare una situazione complessa. Il titolo del nuovo inno del Popolo della Libertà, "Meno male che Silvio c'è", ci mostra il futuro dell'Italia nei prossimi cinque anni. Un messaggio efficace in grado di spazzare via in pochi secondi due mesi di inutili dicussioni elettorali, di programmi, di candidature. Bassi salari, debito pubblico impazzito, imminente recessione americana? Nessun problema Silvio c'è. "Non ho interessi politici e non ho neanche immobili. Ho solo la musica e penso che meno male che Silvio c'è". Il pezzo è un vero capolavoro: http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=17306
Lui in modo previdente si tocca. Non si sa mai.

domenica 18 novembre 2007

dobbiamo sperare in berlusconi...

Dobbiamo sperare in Berlusconi. È incredibile ma è così. L’ho capito oggi e vi devo assolutamente raccontare com’è andata.
È domenica pomeriggio. Alla televisione c’è lucia annunziata che intervista pierferdy casini a “in 1/2 ora” (a proposito, ma all’annunziata chi la manda? Giornalisti incompetenti in tv se ne vedono, ma lei….).
Si parla di varia, noiosa, politicità da pollaio. la “giornalista” interrompe il suo ospite più di una volta, facendo domande scontate sulle liti berlusconi- casini e provando a mettere in bocca al povero poligamo in bocca le cose che lei vorrebbe sentirsi dire. Lui un po’ si adombra. Il telespettatore rischia di addormentarsi. Ma non è questa la notizia.
La notizia è che dobbiamo sperare in berlusconi. No, non sto scherzando, dobbiamo proprio sperare nel sempiterno silvio. L’illuminazione sulla via dell’Umiltà mi ha colto proprio mentre guardavo il simpatico pierferdy: tra una digressione sull’”estrema sinistra che blocca il governo prodi”, una considerazione sulla necessità di un governo “di responsabilità nazionale”, un grido d’allarme sulla imprescindibilità di rilanciare un’alternativa al maggioritario, il nostro simpatico padre di famiglie ha spiegato che tali magnifiche sorti e progressive sono inattingibili proprio per colpa di silvio. Silvio, questa è la tesi, impedisce alle due parti del Parlamento di “ricominciare a dialogare”, rende difficile uscire dalla loro prigione “ai moderati che si sentono stretti dentro il centro- sinistra”, inibisce le “larghe intese” sulle questioni di priorità nazionale (che si tratti delle palazzine del suocero di pierferdy?).

comunque, mentre ascoltavo queste mirabili discettazioni, un’immagine grande e terribile mi si è stagliata di fronte agli occhi: dini, cesa, mastella pierferdy manzione e compagnia che si stringono in un’orgiastica riunione diccì in mezzo al Transatlantico mentre Silvio, novello Achab, si frappone alla riproduzione della balena bianca.
A quel punto ho spento la televisione e sono andato a piangere in bagno.