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lunedì 9 giugno 2008

Tutti gli amici di Obama


Secondo Roger Cohen del New York Times, una delle ragioni della vittoria di Obama nelle primarie democratiche sarebbe l’aver capito l’importanza del social networking su Internet. Essendo più giovane e lungimirante di Hillary, Obama avrebbe infatti realizzato una campagna elettorale da nuovo millennio, rispetto a quella tipicamente “novecentesca” della sua rivale. A confermare questa ipotesi ci sarebbe innanzitutto la modalità di raccolta fondi: il super sito web di Barak Obama ha permesso di raggiungere l’incredibile cifra di 1.276.000 donazioni, di cui ben il 94% di circa 200 dollari. In pratica tanta gente comune.
Per l’editorialista del Ny Times, il senatore afroamericano si sarebbe comportato come un’impresa start up della Silicon Valley, veloce e brillante, in grado di valicare i confini nazionali e far parlare di sé a Parigi e a Berlino come a Washington e a Des Moines. Solo chi è in grado di maneggiare gli strumenti della MAC (mutually asssured connectivity), e quindi i vari Facebook, Linked in e così via, sarebbe quindi in grado di portare la politica a livello globale. Non è vero, infatti, che la globalizzazione sta portando la capacità decisionale ben oltre le Banche Centrali e i Parlamenti nazionali? E che l’elezione del Presidente degli Stati Uniti influenza le vite dei francesi quanto quella di Sarkozy? Certo, Facebook non sarà in grado fermerà Al Qaeda (che in quanto a connettività su web è senz'altro molto più avanti di Obama!), ma la strategia elettorale del candidato democratrico sembra indicare la voglia di fare politica in modo innovativo. Resto un po’ dubbioso sul fatto che l’interessamento alle reti sociali sia il segnale di una volontà di allagare l’agire politico alle necessità globali. Ma è pur sempre un fenomeno interessante da analizzare. Non dimentichiamo che dalle nostre parti le uniche reti di cui si parla ultimamente sono quelle dei Centri di Permanenza Temporanea.

giovedì 14 febbraio 2008

Meno male che Silvio c'è

Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti. Alle volte, anche se poche, sono in grado di fotografare una situazione complessa. Il titolo del nuovo inno del Popolo della Libertà, "Meno male che Silvio c'è", ci mostra il futuro dell'Italia nei prossimi cinque anni. Un messaggio efficace in grado di spazzare via in pochi secondi due mesi di inutili dicussioni elettorali, di programmi, di candidature. Bassi salari, debito pubblico impazzito, imminente recessione americana? Nessun problema Silvio c'è. "Non ho interessi politici e non ho neanche immobili. Ho solo la musica e penso che meno male che Silvio c'è". Il pezzo è un vero capolavoro: http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=17306
Lui in modo previdente si tocca. Non si sa mai.

venerdì 25 gennaio 2008

Lezioni di politica

Il senatore dell'Udeur Tommaso Barbato illustra agli altri senatori la sua visione della crisi di governo, per mezzo della lingua dei segni: in particolare si riferisce all'attività svolta dalla moglie del collega di partito Nuccio Cusumano nel tessere relazioni politiche al di fuori di quelle decise dalla segreteria dell'Udeur.

Con toni pacati Barbato cerca di far capire a Cusumano che si è chiusa una fase politica ed è il momento di restituire la parola agli elettori. Purtroppo Cusumano si rende partecipe di una tragicomica pantomima, simulando un malore tra i banchi di Palazzo Madama. "Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire" sembra di intuire nel labiale di Barbato. Che aggiunge: "Non mi chiedere più le chiavi della casa al mare per portarci quella tua nipote diciottenne che ha tanto bisogno di respirare aria buona"

Alcuni senatori (probabilmente comunisti) nemici della libertà di espressione gli impediscono di concludere il suo intervento squisitamente politico. In Italia, si sa, vige un insopportabile clima di censura, come si è visto in occasione della mancata visita del Santo Padre alla Sapienza: l'Udeur lo aveva detto e non mancherà di ripeterlo. Ma sempre senza rinunciare allo stile moderato che ha sempre caratterizzato questo partito fondamentale nella vita politica italiana.