La mia città si è riempita di macchie gialle, e non riesco a capire perché. Vi racconto la storia così vediamo se ci capite qualcosa voi
[il post è serio, ma prometto che non lo faccio più].
Ponte Stalingrado, duecento metri dalla stazione: bandiere gialle ovunque.
via dell’indipendenza, arteria di snodo tra stazione e vie del centro: bandiere gialle ovunque.
Viali: bandiere gialle ovunque.
Cosa sta succedendo? Un carnevale di mezza stagione? Una manifestazione? Ma di chi, e perché?
Ieri alle sei e quarantacinque, mentre correvo in stazione a prendere il treno, ho cominciato a raccogliere qualche tassello in più e capirci qualcosa. In piazza dell’otto agosto mi sono trovato davanti un corteo (non numerosissimo, in verità) che stava bloccando la strada, ed ho visto gli addetti montare un grande palco in acciaio accanto a dieci- dodici pallonci(o)ni sospesi da terra. Su ciascuno di essi stava scritto “coldiretti”. In giro per la piazza, persi tra i palloncioni, c’erano anche diversi cartelloni. Uno diceva: “Ministro De Castro, tutela i marchi italiani”; un altro denunciava: “importazioni di frutta straniera: +10,8%. Sappiamo cosa mangiamo?”, altri ancora denunciavano la permissività governativa nei confronti dei prodotti OGM e la mancanza di controlli. Si cominciava a capire qualcosa: era la coldiretti che protestava. Ma cosa volevano, esattamente?
Ho continuato a camminare verso la stazione, pensoso, mentre una fiumana di cappellini e magliette gialle sciamava in direzione contraria, dopo essere stata depositata a terra da grandi pulmann. Ho chiesto e mi è stato spiegato che era una manifestazione “contro il governo, che non difende il made in italy”.
All’inizio ero solo contrariato. Ecco, mi sono detto, l’ennesima prova muscolare finanziata dai partiti del centro- destra per fare cagnara contro il governo in una delle sue città storiche (proprio ieri gianfranco fini veniva a “marciare” sul centro storico di bologna, con grande impatto simbolico e mediatico). Poi, per un secondo, mi sono vergognato di me: “ma come”, mi sono detto, “una fiumana di gente viene a manifestare pacificamente le sue opinioni e tu, anziché essere contento, ti rammarichi? Ti vanno bene le bandiere rosse ma non quelle gialle?”. E poi, ho aggiunto tra me e me, non sarà che qualche ragione ce l’hanno pure?
Mi sono affrettato, l’ora del treno si stava avvicinando rapidamente. Ma mentre salivo sul vagone tre, accanto a questa gialla mi sono venute in mente le manifestazioni dei magistrati contro la riduzione degli scatti automatici negli stipendi, quelle dei taxisti contro le liberalizzazioni, quelle dei sindacalisti contro l’aumento dell’età pensionabile, quella dei politici di governo contro se stessi. E per ognuna che ne pensavo, me ne venivano in mente due- tre di ulteriori.
E allora mi è tornata in mente l’espressione letta qualche giorno fa su un quotidiano, dove si parlava di un paese “ridotto come una maionese impazzita”, in cui ogni corporazione urla e strepita contro le altre, a difesa dello status quo, come in un grande medioevo postmoderno. Dove i politici, più ancora che per il fatto di rubare, sono responsabili per il fatto di stare capendo troppo poco- e troppo poco spiegando- che il mondo ci sta cambiando intorno velocissimamente, e che se non cambiamo con lui restiamo a piedi. E dove, peggio ancora, quelli come me sembrano non capire che le cose stanno cambiando, e che ad andare appresso alle belle bandiere rischiano solo di coprirsi di polvere (polvere?) .
Abbracci pensosi,
gio’