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martedì 21 ottobre 2008

Update: miracolo a torino

qualche giorno fa raccontavamo della meritoria iniziativa del Comune di Torino, che ha promosso un piano di supporto all'acquisto di case da parte di under35 flessibil- precari.
dove sta l'update? sta nel fatto che, dopo che avevo scritto all'assessore del mio comune per segnalargli il progetto, lui mi ha risposto assicurando che lo avrebbe studiato per valutarne l'eventuale replicabilità.
dove sta l'invito? sta proprio qui: scrivete anche voi agli assessori dei vostri comuni, e facciamo muovere questo sassolino!

mercoledì 8 ottobre 2008

Miracolo a Torino

Dice che la crisi mondiale è partita da 30- 40 nordamericani che non riuscivano a pagare la rata del mutuo. Ed è un vero peccato. Perché se, come suggerivano Cirri e Solibello nella puntata di ieri, quei 30- 40 sfigati avessero preso casa a Torino Lehman Brothers non sarebbe fallita, e forse ci saremmo risparmiati persino le lacrime di Profumo e Tremonti.

Essì perché Roberto Tricarico, assessore alle Politiche per la Casa e al verde pubblico del Comune di Torino, stavolta se l'è pensata bella. Dopo aver convocato le banche, aperto un bando pubblico per il finanziamento di uno stock di mutui- prima- casa, ed aver scelto l'istituto che offriva le migliori condizioni, ha deciso di usare lo stock per creare un sistema di mutui agevolati rivolti a soggetti under35 "precari".

Il gioco funziona così. Mantenendo le condizioni di favore stipulate con il Comune, le banche erogano i mutui ai 100 assegnatari del progetto. Il Comune, per sua parte, si fa garante dei mutuatari nei confronti degli istituti di credito. A questo punto, se i giovani lavoratori riescono a pagare il rateo mensile in modo lineare, il mutuo progressivamente si estingue e i giovani diventano padroni di casa loro. Se, per converso, non riescono a pagare per un periodo protratto (oltre i 6 mesi) il Comune di Torino prende su di sé il mutuo e lo estingue in prima persona, diventando proprietario della casa. Ma lasciando, al contempo, che i ragazzi continuino a vivere nella casa come affittuari.
Semplice, lineare, geniale. Lo facciamo anche altrove?

PS: bando ed info qui

venerdì 22 febbraio 2008

tutti in pulmann o tutti a casa?

quando leggo i pomposi annunci dei nostri candidati premier (uolter: "dodici ddl già pronti"; silvio: " La politica dovrebbe essere la missione piu' nobile, il piu' alto atto di carita' che si dovrebbe fare verso gli altri" etc etc) mi capita sempre più spesso di sentirmi straniato e incredulo.
voglio dire....non c'è niente di sbagliato nel mostrare i muscoli del proprio decisionismo o nel provare a somigliare a madre teresa di calcutta, ma proprio non mi riesce individuare il punto di contatto tra il mio quotidiano di trentenne (sfiduciato-scontrattato) e il quotidiano (pomposo e un pò astratto) adombrato dalla nostra classe dirigente.

cioé....molti di noi non sono più quella roba lì...sono il contratto che non c'è, i sindacati che sono da un'altra parte, le piccole- enormi ingiustizie del quotidiano lavorativo, la mancanza di una prospettiva collettiva che vada al di là della festicciola con gli amici....
quando li sento parlare sento un pò lo stesso straniamento che ho sentito vedendo caos calmo e cento altri filmetti italiani: macchine ed abiti eleganti, angoli di roma upper class, dolori intimi che sono (così sembra) l'unica dimensione del dolore. voglio dire: noi non siamo più quell'italia lì...e quando vedo tutto questo ho come l'impressione che la mia (nostra) realtà stia andando da un'altra parte, mentre chi decide (e financo chi dipinge il nostro immaginario) continua a raccontarci la stessa italia e la stessa storia.

per questo, a rischio di sembrare economicista, mi piacerebbe che tra una gita in pulmann ed un accordo con il "movimento per l'autonomia" di rotondi i nostri candidati si occupassero anche di problemi di prospettiva- borsellino piccoli piccoli. cose banali come la direzione di sviluppo economico da far imboccare al paese nei prossimi vent'anni, ed i corsi di studio nei quali far impegnare i miei figli. problemi poco sexy ma molto concreti, come quelli adombrati da questo editoriale di mario deaglio. dal quale cito a caso:
Alle forze politiche che stanno mettendo a punto i programmi elettorali occorre chiedere di spiegare non tanto, o non solo, quanto i singoli lavoratori italiani potranno trovare in busta paga l'anno prossimo, ma quante buste paga ci potranno essere di qui a quindici-vent'anni. Non si tratta di dare qualche piccolo beneficio ai ricercatori universitari ma di fornire le risorse perché, tra qualche decennio, le università italiane siano ancora presenti nel panorama mondiale della ricerca. Non si tratta di «vendere» agli elettori i piccoli provvedimenti che favoriscono questa regione o quella categoria, ma di fare loro una proposta su come cambiare l'Italia in tempi medi e medio-lunghi. Non bisogna, come purtroppo molti leader politici hanno oggi tentazione di fare, essere miopi e rassicuranti; proprio come con i malati gravi, è bene dire agli italiani le cose come stanno, in modo che possano fare scelte responsabili, senza aspettare che a parlare sia il commissario Almunia.