
Secondo Roger Cohen del New York Times, una delle ragioni della vittoria di Obama nelle primarie democratiche sarebbe l’aver capito l’importanza del social networking su Internet. Essendo più giovane e lungimirante di Hillary, Obama avrebbe infatti realizzato una campagna elettorale da nuovo millennio, rispetto a quella tipicamente “novecentesca” della sua rivale. A confermare questa ipotesi ci sarebbe innanzitutto la modalità di raccolta fondi: il super sito web di Barak Obama ha permesso di raggiungere l’incredibile cifra di 1.276.000 donazioni, di cui ben il 94% di circa 200 dollari. In pratica tanta gente comune.
Per l’editorialista del Ny Times, il senatore afroamericano si sarebbe comportato come un’impresa start up della Silicon Valley, veloce e brillante, in grado di valicare i confini nazionali e far parlare di sé a Parigi e a Berlino come a Washington e a Des Moines. Solo chi è in grado di maneggiare gli strumenti della MAC (mutually asssured connectivity), e quindi i vari Facebook, Linked in e così via, sarebbe quindi in grado di portare la politica a livello globale. Non è vero, infatti, che la globalizzazione sta portando la capacità decisionale ben oltre le Banche Centrali e i Parlamenti nazionali? E che l’elezione del Presidente degli Stati Uniti influenza le vite dei francesi quanto quella di Sarkozy? Certo, Facebook non sarà in grado fermerà Al Qaeda (che in quanto a connettività su web è senz'altro molto più avanti di Obama!), ma la strategia elettorale del candidato democratrico sembra indicare la voglia di fare politica in modo innovativo. Resto un po’ dubbioso sul fatto che l’interessamento alle reti sociali sia il segnale di una volontà di allagare l’agire politico alle necessità globali. Ma è pur sempre un fenomeno interessante da analizzare. Non dimentichiamo che dalle nostre parti le uniche reti di cui si parla ultimamente sono quelle dei Centri di Permanenza Temporanea.