venerdì 30 maggio 2008

La cognizione del dolore


Fra un milione di anni gli archeologi scopriranno le vestigia di un'antica civiltà scomparsa per autoconsunzione. Gli storici cercheranno di ricostruirne la vita quotidiana, gli usi, i costumi e anche la politica. Qualcuno si lancerà in ardite connessioni di causa-effetto: per esempio quella tra lo sdoganamento di un transessuale in uno spot pubblicitario e l'esperienza politica dell'Onorevole Vladimiro Guadagno, membro della compagine chiamata Sinistra Arcobaleno (2007 d.C-2008 d.C.). Qualcun altro indagherà sui motivi che hanno portato il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna a richiedere la cancellazione dello spot per grave nocumento al tradizionale schema della famiglia, formata da un uomo, una donna, i figli e una ex-soubrette.

arte italiana contemporanea #1


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nome opera: "benvenuti in italia"
caratteristiche: olio su tela e saracinesca
autore: sconosciuto
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l'opera, esempio mirabile di "street art" all'italiana, rielabora in chiave originale i temi dell'identità e del disagio giovanili, offrendo anche spunti nuovi alla riflessione sulla globalizzazione e l'integrazione multi-etnica.
Dal punto di vista dei materiali, intrigante l'impiego della vernice nera sul bugnato, che riprende moduli stilistici cari all'arte degli anni trenta- quaranta dello scorso secolo.
Ancora ignoto, per converso, il nome dell'autore dell'opera. Secondo gli esperti, comunque, è molto probabile che si tratti di un allievo della "Scuola der Pecora", molto attiva a Roma negli ultimi anni con installazioni multimediali e performance live.
Articolato ma comunque positivo il giudizio dell'Assessore alla Cultura di Milano, Vittorio Sgarbi: "brutte teste di cazzo, non l'avete capito che qui siamo di fronte ad un genio, porca puttana...!". E valutazioni molto favorevoli esprime anche il sindaco Letizia Moratti: "mi piace notare come, una volta tanto, i graffiti servano ad abbellire la città e veicolare un messaggio positivo. e comunque, detto come va detto, sono contenta che non li abbiano fatti sul mio portone".
Fortemente critici, invece, i giudizi dei critici d'arte più vicini al piddì: "inaccettabile: non ci hanno neanche invitati al vernissage".

giovedì 29 maggio 2008

castità all'italiana

se uno andasse appresso a Rizzo e Stella, potrebbe pensare che in italia l'unica casta sia quella dei politici.
e forse sbaglierebbe: perché nel nostro paese, nascoste tra le mille sigle di ordini e corporazioni varie, le "caste" sembrano essere veramente mille e una: notai, giornalisti, avvocati, professori universitari, taxisti, dirigenti pubblici sono solo alcune delle molte istanze possibili per la rinomata "castità all'italiana".

nel libro qui sopra, scritto dall'inviato de L'Espresso Stefano Livadiotti, vengono esaminati in profondità dati e storie relativamente ad un'altra "casta potenziale": quella dei sindacalisti. Livadiotti mostra, tra le altre cose, il mutamento progressivo di "missione sociale" del sindacato, i meccanismi che regolano accesso e progresso di carriera dentro di esso, le cifre che girano intorno alle sigle sindacali.

io ed eloisa abbiamo acquistato il libro, ma ancora non abbiamo preso a leggerlo. per questo non siamo ancora in grado di formulare un giudizio complessivo su di esso, oggi. L'unica cosa che speriamo è di poter tornare qui tra qualche giorno e dire che quelle raccontate dall'autore de "L'Altra Casta" sono solo fesserie: perché constatare che ci sono nemici anche tra i tuoi stessi compagni di strada non è mai facile da digerire.....
buona lettura!

martedì 27 maggio 2008

hanno ragione

ricapitoliamo un attimo i fatti degli ultimi giorni:
- gli stupri vari a donne italiane e straniere da parte di uomini di ogni provenienza
- l'assassinio di verona, movente una sigaretta negata
- il pogrom di ponticelli, movente presunto la presunta intenzione di una zingara di rapire un bimbo
- la molotov in un negozio rumeno a milano, movente ignoto (cioé razzista e basta)
- la morte per asfissia da polmonite di Hassan Nejl, nel CPT di Torino, causa l'omissione di soccorso
- l'aggressione a roma di christian floris, conduttore di una radio gay, movente "devi smetterla con queste trasmissioni da froci"
- il raid contro i tre negozi indiani del pigneto, movente un supposto furto di portafogli
- l'aggressione fascista di fronte alla sapienza di roma

insomma, secondo me hanno ragione quelli del governo. questi extracomunitari hanno rotto il cazzo. e se li mandiamo a casa risolviamo il grosso dei nostri problemi.

[PS: grazie a Ida Dominijanni- Mani 27 Maggio- per aver messo in fila i fatti sopra]

a piedi nudi nel parco

immaginate un vecchio mulino, nascosto tra gli alberi ed il mare all'interno del parco del monte di portofino.
immaginate otto ragazzi, riuniti in cooperativa, che un bel giorno decidono di recuperare il mulino per farne un rifugio ad uso dei camminatori.
immaginate mesi e mesi di lavoro, con cementopietreardesie portate in ogni modo pensabile- a spalla, via mare, via cielo e via camallando.
immaginate che un bel giorno il lavoro venga finito, e che il rifugio sia pronto.

perché vi chiedo di immaginare tutto questo? ve lo chiedo per due ragioni: prima di tutto perché quella de Il Giardino del Borgo è una bella storia. Ma soprattutto perché tra gli eroici ristrutturatori del mulino c'è anche un personaggio quasi mitologico di Casagenovesi: Filippo Tudics (per gli amici "due cazzi").
Leviamo il bicchiere per Filo, per i suoi sandali e per il Giardino del Borgo!
=)

sabato 24 maggio 2008

Ghe pensi mi


Lotta alla clandestinità, piano monnezza, rilancio del nucleare, taglio dell’ici, intervento sui mutui variabili, ponte sullo Stretto. Come promesso in campagna elettorale, il Berlusconi IV è partito lancia in resta. La violenza e la velocità con cui sono arrivati decreti e proclami sono impressionanti, non c’è che dire. Questo governo sembra uno schiacciasassi: decisionismo allo stato puro e idee chiare, senza il minimo mugugno all’interno della coalizione. Gli italiani sono rimasti colpiti (manganellate a parte): sarà il solito bluff o l’inizio di qualcosa di nuovo? Chi lo ha votato gongola, chi non lo ha votato è sbigottito per motivi diversi: i progressisti, un filo invidiosi, si chiedono se la sinistra sia condannata per sempre all’immobilismo (e alla sconfitta); la sinistra alternativa denuncia a gran voce il realizzarsi del più temibile programma di destra che ci ricorderemo. Il pensiero comune è: possibile che riesca davvero a fare tutto quello che ha detto? E ancora: che fine ha fatto il dialogo sociale? Si può davvero militarizzare la politica? Come dice oggi Giuseppe D’Avanzo su Repubblica tutte le moderne democrazie stanno creando volutamente un continuo stato di emergenza, che porta allo svuotamento della partecipazione popolare e alla verticalizzazione della politica. Napoli è il caso emblematico: poco prima delle elezioni in piena crisi-monnezza è emerso con chiarezza che le cause di quel disastro colpivano tutti i livelli del sistema, a partire dal cittadino che non faceva la raccolta differenziata sino a risalire tutta la catena politico-amministrativa, rivelatasi un letale mix di malaffare e incapacità. Il risultato? Nessuno si fida più di nessuno e guai a chi tocca il mio giardino. Il governo Prodi, strangolato dalle tensioni centrifughe, non ha saputo mettere alcuna pezza nella voragine e il commissario De Gennaro, pur essendo persona abile, non è riuscito a evitare la trappola del rilancio infinito orchestrato da camorra e comitati locali. Ma ecco arrivare l’uomo forte che dichiara sotto elezioni che il suo governo partirà da Napoli, che dormirà a casa di Emilio Fede pur di risolvere il problema (che coraggio!). Ai microfoni del Tg, i napoletani chiedono a Zio Silvio di fare il miracolo, proprio come fanno con San Gennaro, come se i rifiuti fossero la peste e non un problema da risolvere a tavolino. Come se si potessero sgomberare le strade di Napoli facendo scomparire i rifiuti nel nulla. Eppure un miracolo Silvio lo ha fatto. Brandendo i sondaggi come un bastone e agitando la carotina in faccia ai media, ha fatto in modo che all'impovviso tutti gli italiani cominciassero davvero di vivere in stato di emergenza: i clandestini, la criminalità, l’energia, i mutui, la globalizzazione. Non importa se i Rumeni sono comunitari e non si possono cacciare; se l’indulto lo hanno votato insieme; se 15 anni di gestione sconsiderata dei rifiuti (da entrambe gli schieramenti) non si possono considerare un’emergenza; se nessun dazio sia in grado di ostacolare la globalizzazione, se ci vogliono almeno 15 anni per avere energia nucleare. L’importante, quando si è in emergenza, è dare un segnale evidente che si sta facendo qualcosa, anche se poi non importa a nessuno che cosa. E così, asserragliato dentro il Palazzo Reale di Napoli, elmetto in testa, circondato dai suoi fedelissimi, Silvio IV si mostra ai sudditi pronto a combattere. E’ in mezzo a loro, operaio, imprenditore, operatore ecologico. Forse si farà fotografare a petto nudo sul trattore. E gli italiani, come spesso è accaduto, accade e accadrà, sono un po’ compiaciuti per questo decisionismo. E se non vogliono le discariche qualche carica della polizia non farà male. Come forse si sarebbe dovuto fare con i tassisti quando bloccavano le strade.
Dopo due anni di no a tutto (che hanno portato Pecoraro a chiedere protezione al Wwf) vuoi vedere che gli italiani si faranno ammaliare nuovamente da chi sa prendere le decisioni? Il Partito Democratico (per non parlare di quello che rimane della Sinistra Arcobaleno) sembra atterrito da questa ondata. Ci vorrà molto prima che a Sinistra si raggiunga la consapevolezza che le elezioni non si vincono copiando i programmi di destra, perché gli elettori alla copia preferiscono l’originale. Se si ha una vaga idea di come si possa costruire un paese moderno in grado di coniugare opportunità e tutela dei più deboli bisogna cominciare a discuterne, magari per cinque anni interi. Ma quando arriverà il momento, dalle parole si dovrà passare ai fatti. Zapatero insegna. Forse anche gli elettori italiani di sinistra cominciano a chiedere qualcosa di simile. E da quel momento, poi, non si torna indietro.

venerdì 23 maggio 2008

proporzionalità inversa

sto scoprendo che esiste un rapporto di proporzionalità inversa tra il mio umore e la mia vena blogghica: più sono depresso e più mi sono gradevoli le cose che scrivo per casagenovesi.
quasi quasi smetto di scrivere e vedo se mi ripiglio

un film tamugno


"tamugno" è una espressione tipica della parlata locale bolognese. una cosa "tamugna" è una cosa tosta, robusta, magari buona ma non sempre facile da digerire: un piatto di tagliatelle straboccante di ragù e formaggio è senz'altro "tamugno", ma "tamugni" possono essere anche una persona- per esempio quel ragazzotto ben piantato col quale hai rischiato di litigare al semaforo- un viaggio, un libro.

quello che invece, almeno nella mia esperienza recente, è capitato più di rado è di incontrare dei film tamugni, soprattutto tra le produzioni italiane. forse sarà perché vado meno al cinema, o perché mi sono assuefatto anch'io alle storielle narcotizzanti/normalizzanti dei vari ozpetek e virzì, ed alle ambientazioni "bmw+monteverdevecchio" di moretti, ma film tamugni non ne avevo visto più.

invece gomorra, che con eloisa abbiamo visto un paio di sere fa, è tamugno un bel pò.
non che sia imprevedibile: entri dentro il cinema aspettandoti violenza e squallore, e non trovi nulla più di violenza e squallore. ma il modo in cui garrone e saviano ti rendono la storia è veramente intenso e stordente. la camera ti prende per mano e ti porta passo passo fin dentro i dettagli di un universo parallelo, che è lontano meno di cento passi, ma che da solo proprio non riusciresti a figurarti .
allora, senza alcun tipo di fronzoli o compiacimenti ti fanno vedere il cemento vivo delle case, la musica a palla sulle MiniCooper, l'esibizione continua di violenza. ti fanno vedere i soldi che girano e le pallottole che espolodono. Ma soprattutto ti mostrano, con le immagini, i sottili meccanismi psicologici che stanno dietro a tutte queste cose: i meccanismi con cui i bambini imparano a "giocare a fare i boss", i meccanismi che portano un riciclatore di scorie a sentirsi un eroe dell'imprenditoria locale, i meccanismi che consentono ai boss di perpetrare il proprio dominio sul territorio.

tu guardi e davanti alla tua faccia si apre un mondo. completamente diverso e brutalmente vicino a quello dove vivi. e guardarlo ti piace e ti dà fastidio insieme. e impari delle cose e il tempo ti passa.
poi, alla fine della proiezione, esci fuori dal cinema e ti guardi con la tua compagna, e stai in silenzio perché non hai voglia di fare commenti. ed è lì che capisci che hai appena visto un film tamugno.

giovedì 22 maggio 2008

lo so


si, lo so anch'io che è tutto il giorno che pubblico sveltine.
ma questo era troppo bello per restare fuori.

chi li ha visti?

delle due l'una: o hanno preso il concetto di "ombra" in senso letterale, oppure dentro il loft del piddì sono tutti morti....